Legge 34/2026: la sicurezza dello smart working ora è un obbligo
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Legge 34/2026: la sicurezza dello smart working ora è un obbligo

1 giugno 2026 · 5 min

La tua addetta all’amministrazione il martedì e il giovedì lavora da casa. Il preventivista chiude le offerte dal tavolo della cucina, con il gatto che gli passeggia sulla tastiera. Da fuori sembra tutto a posto, anzi, sembra il futuro: meno traffico, meno scrivanie occupate, gente più tranquilla. Poi arriva il momento in cui qualcuno ti chiede dove sta scritto che quella postazione in cucina è una postazione sicura, e ti accorgi che la risposta non sta scritta da nessuna parte.

Per anni il lavoro agile ha vissuto in una specie di terra di nessuno. Il contratto lo prevedeva, l’accordo individuale pure, le mail viaggiavano e i preventivi si chiudevano. Ma la sicurezza, quella seria, quella del Testo Unico, era stata pensata per un capannone e per una scrivania dentro l’azienda. La cucina di casa non era contemplata. La Legge 11 marzo 2026 numero 34, la legge annuale sulle piccole e medie imprese, ha chiuso quel buco. Dal 7 aprile la sicurezza segue il lavoratore anche quando il lavoratore è sul divano.

La norma aggiunge un comma all’articolo 3 del decreto 81 e dice una cosa tutto sommato semplice: se il tuo dipendente lavora in un ambiente che non è nella tua disponibilità, i rischi di quell’ambiente vanno comunque valutati e, soprattutto, vanno messi per iscritto. Non basta esserne consapevoli, va consegnato un documento.

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Quel documento è un’informativa. Mette nero su bianco i rischi generali del lavoro agile e quelli specifici della singola situazione, con un’attenzione particolare ai videoterminali, perché otto ore di schermo sul tavolo della cucina, con la sedia sbagliata e la finestra che ti spara la luce negli occhi, un rischio lo sono per davvero. L’informativa va consegnata al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, e va aggiornata almeno una volta l’anno. Non è il classico foglio da far firmare e poi dimenticare in un cassetto: è un documento che deve restare vivo finché quella persona lavora da casa.

Una legge che, per una volta, gioca dalla tua parte

Vale la pena notare una cosa. Questa norma arriva dentro la legge annuale sulle PMI, e si vede. Non scarica soltanto obblighi: prevede anche che l’INAIL, entro centoventi giorni dall’entrata in vigore, prepari modelli semplificati di organizzazione e gestione pensati apposta per le microimprese e le piccole realtà. L’idea di fondo è che un’azienda di otto persone non debba ragionare come un’acciaieria. Nello stesso pacchetto c’è pure la possibilità di erogare formazione e addestramento durante la cassa integrazione, comprese le riduzioni di orario, così che le ore ferme non siano ore buttate. C’è un nuovo adempimento, d’accordo, ma c’è anche la cassetta degli attrezzi per affrontarlo.

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Il problema è che l’informativa, da sola, descrive un rischio. Non ti dice cosa succede davvero, giorno per giorno.

Il punto cieco: dove e quando si lavora, davvero

Qui arriva la parte scomoda. Con il lavoro agile la maggior parte dei titolari ha perso il contatto con il dato più elementare che esista, e cioè chi sta lavorando, da quando, da dove. La giornata di smart working, oggi, nella maggior parte delle PMI esiste come una sensazione. “Mi sembra fosse collegata stamattina”, “credo abbia iniziato presto”. Poi però arriva un infortunio in quella che dovrebbe essere una pausa, oppure una contestazione sulle ore, e la sensazione non basta più. Serve un fatto.

Ed è buffo, se ci pensi. Hai un’informativa che descrive nel dettaglio i rischi della postazione di casa, e contemporaneamente non hai la più pallida idea di quando quella postazione viene usata. È come avere il libretto d’istruzioni dell’estintore e non sapere in che stanza sta l’estintore.

Smart working sicurezza

L’informativa risponde alla domanda “quali rischi”. Resta scoperta la domanda “quando e dove”, e quella seconda domanda, davanti a un ispettore o davanti a un avvocato, pesa esattamente quanto la prima.

La traccia che ti manca

Quello che serve non è l’ennesimo documento da archiviare. Serve un appoggio solido sotto a tutto il resto: un modo per sapere, senza rincorrere nessuno tra un messaggio non letto e l’altro, quando una giornata di lavoro agile è cominciata e da dove. Non per controllare le persone, ma per avere un fatto al posto di un ricordo. La differenza tra un’azienda tranquilla e una che spera è quasi sempre tutta lì.

È il terreno su cui lavora GeoTapp: un tocco per iniziare, un tocco per chiudere, e di ogni giornata resta una traccia pulita e geolocalizzata, che il lavoro si sia svolto in cantiere, in ufficio o al tavolo di una cucina. L’informativa di sicurezza dice cosa può andare storto; lo strumento racconta come è andata davvero, e mette le due cose nello stesso fascicolo invece che in due mondi separati.

La Legge 34 ti chiede di prendere sul serio il lavoro fuori dalle mura aziendali. Tanto vale prenderlo sul serio fino in fondo, visto che ormai una buona fetta del lavoro vive lì. Quindi una domanda, prima di chiudere: delle giornate di smart working dell’ultimo mese, quante sapresti ricostruire con un dato e non con la memoria? Se la risposta ti mette un po’ a disagio, sai già da dove partire, e puoi vedere come funziona GeoTapp TimeTracker.

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