Garante, 50.000 € per il GPS sui dipendenti: cosa sbagliare
Normativa GDPR

Garante, 50.000 € per il GPS sui dipendenti: cosa sbagliare

8 giugno 2026 · 6 min

Cinquantamila euro non sono il prezzo del GPS. Sono il prezzo di averlo tenuto acceso anche quando il furgone era fermo davanti a casa del dipendente, di notte, a motore spento, mentre il sistema continuava a registrare posizione, chilometri e velocità di una persona che aveva finito il turno da tre ore. Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato una società per cinquanta dipendenti tracciati così, di continuo, oltre ogni limite ragionevole, e la cifra fa rumore proprio perché tante aziende sul campo hanno in tasca lo stesso identico errore senza saperlo.

Il provvedimento (n. 7/2025, del 21 marzo 2025) non dice che il GPS è vietato. Dice un’altra cosa, più scomoda da digerire per chi ha squadre in giro: il modo in cui lo stai usando ti espone, e probabilmente non te ne sei accorto perché “lo fanno tutti”. L’azienda colpita raccoglieva troppo, conservava troppo a lungo, e raccontava troppo poco a chi guidava quei mezzi. Tre buchi che messi insieme trasformano uno strumento legittimo in una sorveglianza che la legge non tollera.

Cosa ha sbagliato davvero quella società

Il primo errore è l’informativa inadeguata. I dipendenti non sapevano in modo chiaro che il sistema li seguiva passo passo, con quali finalità e per quanto tempo, e mancavano persino gli adesivi obbligatori con il simbolo della geolocalizzazione che dovrebbero stare sul veicolo, lì, visibili, a dire a chi sale che quel mezzo registra dove va. Sembra un dettaglio burocratico. Non lo è: è la differenza tra trattare le persone in modo trasparente e seguirle di nascosto, e il Garante quella differenza la pesa eccome.

Il secondo errore è la raccolta eccessiva. Il sistema non prendeva solo dove si trovava il mezzo quando serviva: macinava chilometri percorsi, velocità, momento di accensione, un flusso continuo di dati che andava ben oltre lo scopo dichiarato. Se ti basta sapere che la squadra è arrivata sul cantiere alle otto, non hai bisogno di sapere a che velocità ci è andata, né dove ha fatto benzina, né a che ora ha spento il motore sotto casa. Ogni dato in più che raccogli senza una ragione precisa è un dato che dovrai giustificare, e che intanto pesa come un rischio.

Il terzo errore è la conservazione. Quei dati restavano archiviati oltre i centottanta giorni, ben più del necessario, accumulati mese dopo mese a formare un diario di vita di cinquanta persone che nessuno aveva ragione di custodire così a lungo. Tenere tutto “non si sa mai” non è prudenza, è esposizione. Più conservi, più sei responsabile di ciò che conservi, e più diventi appetibile per un controllo o per un attacco.

Stai conservando mesi di posizioni che non ti servono, solo perché “non si sa mai”?

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La Cassazione rincara, e tocca proprio te che decidi

Se pensavi che la questione si chiudesse con una multa isolata, la Cassazione nel 2026 è tornata sul punto con due pronunce che dovrebbero interessare chi firma le decisioni in azienda. Con la sentenza n. 9374/2026, del 14 aprile, e con la n. 3462/2026, i giudici sono tornati sulla qualificazione del titolare del trattamento e sull’obbligo di notificazione al Garante per i sistemi di geolocalizzazione. Tradotto per chi ha un’impresa e non uno studio legale: non puoi installare la scatoletta GPS sui mezzi, accenderla e dimenticartene, perché la responsabilità ha un nome e un cognome, ed è quello di chi ha deciso di tracciare.

È qui che molti titolari si bloccano e pensano la cosa sbagliata: “allora meglio non tracciare niente, troppo rischio”. Ma rinunciare alla prova di dove e quando ha lavorato la squadra significa tornare ai rapportini a penna, alle dispute infinite sul “ho fatto otto ore” contro “il cliente dice che sei arrivato alle dieci”, al tempo perso a ricostruire turni che nessuno ricorda. La lezione del Garante non è “smetti di tracciare”. È molto più precisa, e una volta che la afferri ti semplifica la vita invece di complicartela.

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La lezione è questa: traccia il giusto, dichiaralo, conservalo poco. Raccogli solo il dato che ti serve davvero per lo scopo che hai, dillo in modo chiaro alle persone con un’informativa vera e gli adesivi al posto giusto, e cancella quando non ti serve più. Tre regole semplici che la società sanzionata ha mancato tutte e tre, e che chi le rispetta non perde notti a chiedersi se domani arriva una lettera.

Piccolo tracker GPS nero su un foglio bianco accanto a una penna, luce soffusa da finestra

Sorveglianza e prova del lavoro non sono la stessa cosa

C’è una distanza enorme tra seguire una persona tutto il giorno e sapere che è arrivata sul posto a un certo orario. La prima è sorveglianza: un flusso continuo che dice dove sei sempre, anche quando non riguarda il lavoro. La seconda è prova del lavoro: un punto solo, quello che serve, nel momento che conta. Il caso sanzionato sta tutto dalla parte della sorveglianza, ed è proprio quella parte che la legge guarda con sospetto e il Garante punisce.

La buona notizia è che per gestire una squadra sul campo non hai bisogno della sorveglianza. Hai bisogno della prova: una registrazione automatica, geo-riferita e con l’orario certo, che il dipendente era in quel punto in quel momento, e niente di più. Non dove è passato prima, non a che velocità, non dove ha parcheggiato a fine giornata. Solo il fatto rilevante, registrato una volta sola, conservato il tempo necessario e poi via.

È esattamente il principio con cui è stato costruito GeoTapp TimeTracker: lo strumento registra la posizione solo alla timbratura, nel momento in cui la persona apre il turno o lo chiude, e non un secondo di più. Nessun tracciamento continuo, nessun pedinamento del mezzo, nessun diario di chilometri e velocità. L’opposto preciso del caso da cinquantamila euro: dove quella società raccoglieva tutto sempre, l’applicazione raccoglie un punto quando serve. Se vuoi capire nel dettaglio cosa puoi fare e cosa no con la geolocalizzazione dei dipendenti sotto il GDPR, la guida legale completa ti accompagna passo passo.

E allora la domanda da farsi non è se puoi usare il GPS, ma cosa ne fai davvero. Stai raccogliendo la prova che ti serve, o un diario di vita dei tuoi dipendenti che un giorno dovrai giustificare? Raccontami nei commenti come gestisci oggi la presenza delle tue squadre, e dove senti che il tuo sistema attuale ti espone.

Se vuoi vedere con i tuoi occhi la differenza tra sorvegliare e dimostrare, provala sul campo con la tua squadra.

Registra il punto solo alla timbratura, raccogli il minimo, dormi tranquillo.

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