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Blog / Novità

Novità · 5 agosto 2026 · 7 min

Controllo dei lavoratori in Europa, i provvedimenti in un registro

C’è un momento preciso in cui un titolare con le squadre fuori sede si arrende. È quando prova a capire se può far timbrare i suoi operai registrando anche la posizione, e dopo due ore davanti allo schermo si ritrova con il sito del Garante aperto, una sentenza che qualcuno gli ha girato su WhatsApp, il blog di un fornitore che giura che è tutto legale, e la sensazione precisa di non avere in mano niente di solido. Allora chiude tutto e torna al foglio firme, che nessuno gli ha mai contestato per il semplice motivo che non dimostra niente.

Il problema non è che le informazioni manchino. È che stanno in trenta posti diversi, in nove lingue, dentro documenti scritti da giuristi per altri giuristi.

Il Garante per la protezione dei dati personali pubblica una tassonomia con oltre duecento provvedimenti sul solo lavoro privato. La CNIL francese tiene un archivio di attualità che va indietro di anni. L’autorità svedese, l’IMY, espone un feed con duecento voci. Il Datatilsynet danese l’elenco delle decisioni non lo stampa nemmeno in pagina, lo carica con JavaScript, e chi arriva da fuori vede un guscio vuoto. Le autorità tedesche poi non sono una, sono diciassette, e i comunicati li mettono in PDF, uno per file, con la data nel nome. Nessuno di questi siti parla con gli altri, e nessuno di loro è scritto per il titolare di un’impresa di pulizie con quaranta persone in giro.

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Così è stato sviluppato qualcosa che li legge tutti.

Ogni mattina il sistema visita le fonti ufficiali delle autorità per la protezione dei dati di tredici paesi europei, più il Comitato europeo per la protezione dei dati. Legge i provvedimenti nuovi, tiene soltanto quelli che toccano il lavoro, quindi geolocalizzazione, videosorveglianza, rilevazione delle presenze, posta elettronica dei dipendenti e lavoro agile, e li mette in una tabella sola con data, paese, autorità, titolo e importo della sanzione dove c’è.

C’è però una cosa che il registro non fa, ed è la parte che conta davvero. Non riassume, non interpreta, non traduce a modo suo. Il titolo è quello che ha scritto l’autorità, parola per parola. L’importo compare solo dove l’autorità lo scrive per esteso dentro il documento, e su sessantotto provvedimenti raccolti gli importi sono quarantotto. Negli altri o non c’era una sanzione pecuniaria, oppure la pagina era un bilancio annuale che ne sommava tante, e attribuirne una a quel singolo documento sarebbe stato comodo e falso. Ogni riga porta il collegamento al documento originale, perché una riga che non si può controllare in un clic non serve a nessuno.

Il confine non passa dove quasi tutti credono

Nel marzo del 2025 il Garante ha emesso due sanzioni da cinquantamila euro a otto giorni di distanza l’una dall’altra.

La prima è andata a un’azienda di autotrasporti che teneva il GPS acceso in continuo sui mezzi, registrando posizione, velocità e chilometraggio in modo difforme dall’autorizzazione che l’Ispettorato territoriale del lavoro le aveva già rilasciato, e senza informativa. La seconda è andata a un ente pubblico calabrese, la cui app rilevava la posizione soltanto nell’istante della timbratura, per controllare che coincidesse con l’indirizzo indicato nell’accordo di lavoro agile.

La prima regge ancora. La seconda è stata annullata dal Tribunale di Cosenza il 1° luglio 2026, con una ratio che vale la pena leggere per intero, perché se la posizione viene acquisita esclusivamente all’atto della marcatura, e non consente di seguire gli spostamenti, non siamo davanti a uno strumento di controllo a distanza ai sensi del primo comma dell’articolo 4, ma a uno strumento di registrazione degli accessi e delle presenze ai sensi del secondo comma.

Stessa cifra, stesso mese, stessa autorità, esiti opposti. Il discrimine non è il GPS, è il quando.

Tre autorità che non si sono parlate, e la stessa linea

La seconda cosa che il registro fa vedere è che lo stesso problema viene deciso in modo coerente in paesi che non si coordinano affatto, e che nessuno lo racconta mai insieme.

In Svezia l’IMY ha ripreso Securitas per le telecamere puntate sugli autisti dentro le auto di servizio. Nei Paesi Bassi l’Autoriteit Persoonsgegevens ha stabilito che gli autisti del trasporto pubblico non possono restare inquadrati in permanenza. In Danimarca il Datatilsynet, chiamato in causa da un sindacato per conto di un iscritto, ha esaminato le telecamere nei punti vendita gestiti da DSB Service & Retail e ha concluso che stanno dentro le regole, mettendo però nero su bianco a quali condizioni si può accedere alle registrazioni.

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Tre autorità, tre lingue, nessun tavolo comune, e la stessa linea. Non è la telecamera in sé il problema, è tenere una persona inquadrata per tutto il turno, ed è chi può andare a rivedere il nastro e quando.

Il registro, e le due caselle vuote

Il registro si consulta qui, senza lasciare un indirizzo email e senza compilare niente.

Due caselle però sono vuote, e conviene dirlo prima che le noti qualcun altro. L’autorità della Renania Settentrionale-Vestfalia e la Datenschutzbehörde austriaca, nei giorni in cui il sistema è stato messo in piedi, non rispondevano. Il motivo è tecnico e sta dalla loro parte, non dalla nostra, e non è nemmeno una svista di configurazione, perché tutte le altre autorità degli stessi due paesi rispondono senza problemi, e sono già dentro. Il sito di Düsseldorf lascia cadere la connessione, quello di Vienna la rifiuta proprio.

Il sistema ci bussa ogni giorno, da solo. Il giorno che apriranno, quelle due autorità entreranno nel registro come tutte le altre e questo avviso sparirà. Fino ad allora restano dichiarate come mancanti, perché un registro che si spaccia per completo quando non lo è vale meno di uno che il buco lo ammette.

Per i giornalisti e per chi fa questo mestiere

I dati sono pubblici e verificabili uno per uno. Se state lavorando su sorveglianza sul lavoro, articolo 4, controlli nel lavoro agile o videosorveglianza in azienda, qui trovate i provvedimenti con le cifre e il collegamento diretto alla fonte primaria, senza dover interrogare quindici siti in nove lingue diverse.

Se vi serve un confronto fra paesi che non c’è, o un dato che manca, scriveteci e lo cerchiamo. Quello che salta fuori finisce comunque nel registro, pubblico per tutti, non in un’esclusiva.

Perché lo regaliamo

Perché la domanda che arriva più spesso non è quanto costa il software. È se si può fare senza finire nei guai. E quella risposta non dipende da noi, dipende da cosa hanno deciso le autorità.

Un fornitore che vi risponde con la propria brochure vi sta chiedendo di fidarvi sulla parola. Molto meglio darvi dove guardare.

GeoTapp è nato dalla stessa idea, e cioè che la posizione serva a dimostrare che il lavoro è stato svolto, non a seguire le persone per tutta la giornata. Lo strumento registra dove un turno si apre e dove si chiude, e in mezzo non guarda. Il registro europeo è semplicemente il modo di far vedere che quella linea non l’abbiamo disegnata noi in una riunione marketing, l’hanno disegnata trenta autorità europee, una decisione alla volta.

Se vi è utile, fatelo girare fra chi ha lo stesso problema. Non c’è un modulo da compilare per vederlo, e non ci sarà.

Pila di provvedimenti ufficiali vista di taglio

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