Facciamo due conti, di quelli che nessuno fa mai perché fa male. Prendi una squadra di cinquanta persone, paga oraria intorno ai costi medi di un operaio specializzato, e immagina che ognuno se ne vada dieci minuti prima ogni giorno, allunghi la pausa di un altro quarto d’ora, arrotondi sempre per eccesso quando segna le ore. Niente di drammatico, niente di scandaloso, le solite cose che capitano. Alla fine dell’anno quel niente diventa una cifra a sei zeri, qualcosa come centoquarantamila euro buttati in ore pagate e mai lavorate. Su un cantiere solo.
Si chiama time theft, furto di tempo, ed è il costo più invisibile che esista perché non lascia traccia. Non c’è una fattura sbagliata, non manca materiale dal magazzino, non c’è un ammanco in cassa. C’è solo un monte ore che ogni mese è un po’ più gonfio di quello che è stato davvero, e tu lo paghi senza accorgertene. Le stime dicono che un singolo lavoratore, sommando tutte le forme, può costare intorno agli undicimila euro l’anno di tempo pagato e non reso. Moltiplica per quanti ne hai, e capisci perché i conti a fine mese non tornano mai come dovrebbero.
Poi c’è il caso più sfacciato, quello del cartellino timbrato dal collega. Il buddy punching, lo chiamano. Uno arriva in ritardo o non arriva proprio, e l’amico timbra per lui. Circa una persona su sei, tra chi timbra, ammette di averlo fatto almeno una volta. Una su sei è tanta roba, e sono solo quelli che lo dicono. Su una squadra il conto è presto fatto: stai pagando ore di gente che in quel momento era ancora a letto, e il bello è che hai pure la timbratura a dirti che era presente.
Vuoi che ognuno timbri solo per sé, dal posto giusto, senza che l’amico copra il ritardo?
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Apri il trialIl foglio firma all’ingresso non difende nessuno
La maggior parte delle aziende sul campo va ancora avanti con il foglio firma, il messaggio su WhatsApp, la telefonata “sono arrivato”. Strumenti che hanno un difetto enorme: si fidano. Il foglio lo firma chi vuole, all’ora che vuole, e nessuno è lì a guardare. Il messaggio lo mandi dal divano. La telefonata dice dove sei tu, non dove è il tuo telefono. Sono tutti modi diversi di dire la stessa cosa al lavoratore, cioè “ti credo sulla parola”, e nelle aziende dove non c’è una rilevazione vera la fetta di paghe che se ne va in tempo non lavorato arriva a percentuali che, viste tutte insieme, fanno impressione.
Hai detto al cliente “lavoriamo a fiducia”, e ti è sembrata una bella frase. Poi però la fiducia gira anche dall’altra parte, e quando il tuo addetto segna due ore in più di quelle che ha fatto, sei tu a pagarle a fiducia. Stessa parola, due trattamenti diversi. Il problema della fiducia da sola è che non è uno strumento di gestione, è una speranza, e con la speranza i conti a fine anno non li chiudi.







