Un dipendente lavora per te otto ore al giorno e in quelle otto ore lascia tracce ovunque: l’ora in cui ha timbrato, dove si trovava il furgone, quante commesse ha chiuso, quanti messaggi ha scambiato sul gestionale, persino quante volte ha aperto l’app. Tutto questo è un dato, e oggi raccoglierlo costa quasi nulla. La tentazione, comprensibile, è tenere tutto: non si sa mai che serva. Il punto è che sui dati di chi lavora per te la legge ha già tracciato una linea, e sta esattamente dove non immagini.
La linea non passa tra “dati buoni” e “dati cattivi”, passa tra quello che ti serve davvero e quello che raccogli perché puoi. Il principio si chiama minimizzazione, ed è la spina dorsale del GDPR applicato al lavoro: puoi trattare i dati del personale solo per una finalità dichiarata, solo nella misura necessaria a quella finalità, e solo per il tempo che serve. Sembra un cavillo, è invece la domanda più pratica che esista: questo dato a cosa mi serve, di preciso? Se la risposta è “non lo so, ma intanto lo tengo”, quel dato non dovresti averlo. È lì che nascono quasi tutte le contestazioni, non nei sistemi complicati ma negli archivi gonfi che nessuno sa più perché esistono.
Prendi le presenze, il caso più comune. Sapere a che ora un addetto ha iniziato e finito è una finalità legittima e quasi sempre necessaria: serve a pagarlo, a fatturare la commessa, a provare che il lavoro c’è stato. Sapere dove si trova ogni minuto della giornata è un’altra cosa, e quasi mai necessaria. Tra le due c’è un mondo, ed è lo stesso mondo che separa una rilevazione conforme da un controllo a distanza che in Italia, senza accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato, è semplicemente vietato dall’articolo 4 dello Statuto. Il dato della timbratura lo puoi avere. Il film della giornata no.
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Apri il trialLo scopo prima del dato
C’è un riflesso che frega anche i più scrupolosi: prima si raccoglie il dato, poi si decide a cosa serve. La legge ragiona al contrario, e ha ragione lei. Prima fissi la finalità, poi raccogli solo ciò che quella finalità richiede. Un esempio che vale per ogni azienda con squadre sul campo: se la finalità è dimostrare al cliente che l’intervento è stato fatto, ti basta una prova puntuale, l’orario e il luogo nel momento in cui la squadra è arrivata e quando è andata via, più una foto se serve. Non ti serve tracciare il tragitto, non ti serve sapere dove hanno pranzato, non ti serve tenere quei dati per due anni. Ogni pezzo in più che raccogli è un pezzo in più che un domani dovrai giustificare, custodire e, se qualcosa va storto, spiegare.







