Tutto è partito da un ex dipendente che ha presentato un reclamo. L’azienda, una società di autotrasporti, aveva installato il GPS sui mezzi e lo teneva acceso sempre: posizione, velocità, chilometri, stato del veicolo, registrati in continuo su una cinquantina di persone. Anche durante le pause. Anche quando il lavoro era fermo. Il Garante ha guardato le carte e ha messo una sanzione da cinquantamila euro. Non per il GPS in sé, ma per come veniva usato.
È una distinzione che vale la pena capire bene, perché tante aziende oneste cadono esattamente in questa trappola convinte di essere a posto. Geolocalizzare i mezzi o le persone per una ragione legittima, organizzare gli interventi, dimostrare un passaggio, tutelarsi in caso di contestazione, non è vietato. Quello che fa scattare la sanzione è la sproporzione: raccogliere molto più di quanto serve, tenere acceso il tracciamento quando non c’è nessun motivo di lavoro, conservare i dati per mesi senza una ragione. Il principio si chiama minimizzazione, e dice una cosa semplice: prendi solo quello che ti serve, per il tempo che ti serve, e non un grammo di più.
La posizione di una persona registrata mentre è in pausa pranzo non serve a nessuna finalità aziendale legittima. Non ti dice se ha lavorato, non ti tutela in una contestazione, non organizza niente. Sta solo lì, a pesare come un dato raccolto senza motivo, ed è proprio quel dato di troppo che trasforma un sistema legittimo in un illecito. Il Garante su questo è tornato più volte, e il messaggio non cambia: il GPS sempre acceso, di default, è il modo sbagliato di farlo.
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Apri il trialLa differenza tra una prova e un pedinamento
Mettiamola con un’immagine. Una cosa è una fotografia scattata nel momento in cui entri ed esci dal cantiere: dice dove eri in quell’istante, serve, e finisce lì. Un’altra è una telecamera che ti segue per tutto il giorno, ti riprende mentre mangi, mentre fai una telefonata privata, mentre torni a casa. La prima è una prova. La seconda è un pedinamento. Sul piano legale, e anche su quello del buon senso, sono due mondi diversi, e la legge premia il primo e punisce il secondo.
Il problema è che molti sistemi in commercio sono costruiti come la telecamera, non come la fotografia. Nascono per raccogliere il più possibile, perché a chi li vende conviene così, e lasciano all’azienda il compito di moderarsi. Solo che la responsabilità, quando arriva il reclamo, ricade su chi quei dati li ha raccolti, non su chi ha venduto il software. Ti ritrovi a pagare una sanzione per una funzione che non avevi nemmeno chiesto, accesa di default perché “non si sa mai”.







